Tesi

Il progetto di tesi del Ponte della Scienza a Roma, ha sin dal principio, affondato le sue radici nell’insegnamento dell’Ingegnere Sergio Musmeci, molto apprezzato dall’ambiente accademico.

L’approccio al progetto, è stato quello di determinare una “forma efficace”, capace di risolvere da sola il fatto strutturale e dialogare con le adiacenti archeologie industriali, prima fra tutte quella del Gazometro.

Il Ponte a tipologia ad arco a via inferiore, è costituito per una scelta puramente formale, da un “arco di circonferenza a tutto tondo” che non rientra nella famiglia dei paraboloidi, caratterizzato da una sezione circolare cava di acciaio dello spessore di 40 mm, ad eccezione dei conci terminali laterali, soggetti a pressoflessione per via della non coincidenza delle azioni interne alla sezione con la linea delle pressioni.

L’impalcato, costituito da travi HSD in acciaio a profilo variabile e irrigidito da traversi e diagonali, funziona come una vera e propria catena, tirando sugli appoggi a cerniera dell’arco, annulla le componenti orizzontali sulle spalle laterali del Ponte, rilasciando al terreno le sole risultanti verticali.

Questa soluzione, nasce soprattutto dall’esigenza di non far entrare in conflitto la spalla sinistra del Ponte della Scienza con le previsioni del Nuovo Piano Urbanistico del quartiere Ostiense che prevede l’interramento del Lungotevere dei Papareschi, a cui una risultante obliqua delle forze interne, avrebbe causato un problema non da poco, considerato l’esiguo spazio su questo lato tra l’edificato esistente e l’argine del Tevere.

All’estradosso dell’impalcato, è appesa una struttura reticolare spaziale in acciaio, che garantisce, attraverso un piano di calpestio in vetro strutturale, la continuazione della pista ciclabile esistente per l’accesso dei pedoni all’interno dell’area del Gazometro, futuro polo culturale del quartiere.

Relatore Prof Ing Sylos Labini Francesco

Corelatore Prof Arch Antonini Paolo

Tesi partecipante alla mostra organizzata dallo Ordine degli Architetti di Frosinone presso la Villa Comunale di Frosinone nel mese di Giugno del 2011

Come un Architetto che privilegia l’aspetto formale di un progetto, imponendo alla struttura, il solo compito di adeguarsi ad esso, Sergio Musmeci ragionava per forma e concepiva la struttura stessa come una Architettura da celebrare: il Viadotto sul Basento è un’autentica testimonianza vivente, mentre il progetto del Ponte sullo stretto di Messina, amplia a dismisura il concetto stesso di Ponte, trasformandolo in un’insieme di sistemi tensostrutturali, in tensione fra di loro, capaci di tenere in sospensione l’impacato e dissipando ogni eventuale movimento tellurico con l’elasticità del sistema.

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